martedì 16 aprile 2019

MARTEDÌ SANTO. Il tradimento di Giuda

(N.B. Per problemi al PC, lo scrivente per il post di questa sera si serve di un altro PC. Per tale causa, esso esce senza immagini).

21Dette queste cose, Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». 22I discepoli si guardavano l'un l'altro, non sapendo bene di chi parlasse. 23Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. 24Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. 25Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». 26Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota. 27Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». 28Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; 29alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. 30Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. 31Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. 32Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. 33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire. 36Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». 37Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». 38Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m'abbia rinnegato tre volte.

(Gv. 13, 21-33, 36-38)

Il brano evangelico odierno è ambientato nel Cenacolo durante l’Ultima Cena. La liturgia comincia a introdurci nel Mistero di questi giorni santi. Il protagonista è, ancora, Giuda Iscariota, ma chi prende l’iniziativa è Gesù. Il traditore non aveva il coraggio di continuare l’azione intrapresa quando si era recato dai sommi sacerdoti? Può darsi, ma è più probabile che aspettasse un momento a lui più favorevole. Ma non sa che a tirare i fili della vicenda non è lui. Anche per lui valgono, forse, le parole che il Maestro dirà a Pilato «Tu non avresti nessun potere su di me, se non ti fosse stato dato». Se il Padre non avesse decretato, nei suoi arcani disegni, che il Figlio suo sarebbe morto per la salvezza del mondo, Giuda avrebbe potuto avere la possibilità di consumare il suo tradimento? È possibile, ma non ci è dato saperlo con sicurezza. Qui, infatti, entra pure la tremenda realtà della libertà umana, messa ancora una volta a dura prova. «Quello che vuoi fare, fallo presto» esclama Gesù, nella nuova traduzione, non «quello che devi fare». L’Iscariota non era legato a nessun determinismo. L’amore, che Gesù gli dimostra, attingendo il boccone anche per lui, avrebbe potuto “disarmarlo”. Ma così non è stato. E il boccone datogli da Gesù – la “Comunione” come l’atto era presentato in altri tempi –, anziché illuminarlo e salvarlo, lo getta nelle mani di Satana e nella notte tenebrosa di una silenziosa e solitaria Gerusalemme, ma anche della sua anima smarrita. Segno che la presenza di Cristo, la sua Grazia, e i suoi spirituali sostegni (i Sacramenti), non ci trasformano in burattini nelle mani di un fato ineluttabile. E che la vera Grazia da chiedere è irrobustire la nostra volontà.
Oggi, però, la liturgia ci fa incontrare anche la debolezza di Pietro e, già in questo testo, ci fa vedere come il comportamento del Principe degli Apostoli è molto diverso da quello di Giuda. Colui che diventerà il primo Papa non aveva alcuna intenzione di tradire Gesù, anzi credeva di essere pronto per morire con lui. Gesù lo invita a non precorrere i tempi. Pietro lo seguirà, ma non subito. Lo sappiamo già. Occorrerà che guardi negli occhi il suo Maestro sofferente e che dai suoi occhi scorrano lacrime amare di pentimento e di conversione (quello sguardo e quelle lacrime che mancarono a Giuda), che riceva lo Spirito Santo nel giorno di Pentecoste e che segua i primi passi della Chiesa nascente fino a Roma, cioè fino al centro del mondo conosciuto. Solo allora, quando, come il Maestro, avrà percorso le strade del mondo e si sarà messo al servizio di Dio e dei fratelli, sarà davvero in grado di seguire il Maestro sul legno della croce. Non prima. Prima sperimenterà solo la propria debolezza e l’infinita misericordia del suo e nostro Salvatore e, sperimentandole, saprà riceverle entrambe nella giusta prospettiva.
La liturgia odierna, quindi, ci vuole avvicinare sempre di più al nostro Salvatore e alla sua misericordia, ma anche a quel dono grande e terribile che è la nostra libertà, invitandoci a farne buon uso. E a riconoscere quando ne abusiamo, perché il nostro Salvatore, pur straziato dai nostri peccati, dai nostri tradimenti, dai nostri voltafaccia, saprà sempre guardarci con misericordia.

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