sabato 3 gennaio 2009

Andrea Camilleri e i dubbi di Montalbano.

Qual è l'"età del dubbio"? Cioè a quale età deve essere fissato quel crocevia delle scelte capitali che potrebbero decidere della tempra di un uomo (o di una donna)? E' la giovinezza (quella del tenente di Marina Laura Belladonna) o la maturità (quella del commissario Montalbano) o, ancora, quella della vecchiaia (pedardo!!!) dell'Autore, Andrea Camilleri? E' cosa risaputa che ogni età, in quanto destinataria di scelte a volte cruciali, è età del dubbio. E certo, stando alla finzione romanzesca, l'età del dubbio è propriamente quella dei protagonisti della storia (L'età del dubbio, Sellerio editore, € 13, 00): entrambi fidanzati con persone lontane - fisicamente, ma anche spiritualmente e psicologicamente - entrambi attratti, forse solo fisicamente, da colui/colei che la vita e il lavoro hanno messo accanto. E in mezzo l'Autore, l'unico che ha il potere - e il dovere - di operare delle scelte, non certamente come un anonimo "destino" o "deus ex machina", ma come colui che ha creato, e crea continuamente, il suo (o, meglio, i suoi) personaggi. L'abbiamo visto negli altri tredici romanzi gialli. Montalbano non è un personaggio fisso, sempre uguale a se stesso, come i protagonisti dei romanzi di Simenon (cui, pure, Camilleri deve molto, dato che anche Maigret, ad un certo momento, si evolve, fino al pensionamento), Christie, Erlie Gardner (il "padre" di Perry Mason), ecc. Abbiamo assistito allo svolgersi di un'intera carriera: da La forma dell'acqua, dove Salvo Montalbano era solo un anonimo commissario di provincia impegnato in un caso di omicidio eccellente, fino a questi ultimi romanzi, in cui vediamo un uomo completo, sviluppatosi a piccoli passi, da Il cane di terracotta passando per Il ladro di merendine, La voce del violino, La gita a Tindari, L'odore della notte e tutti gli altri, che vuole attuare uno strano ideale di giustizia mescolato ad una mentalità canagliesca. Alcuni degli ultimi romanzi, La luna di carta, La vampa d'agosto, La pista di sabbia e Il campo del vasaio sono più noir che gialli, in cui, per di più, il commissario si lascia coinvolgere anche in discutibili storie sentimentali, dove il difensore della giustizia non esiterà a sopraffare i diritti della sua dolce (non proprio, per la verità!) metà, Livia.
E qui siamo al "giro di boa" (per usare il titolo di un altro romanzo). Il problema più grosso per Salvo Montalbano, e forse anche per il suo Autore, è proprio Livia. Questo personaggio, infatti, sembra il meno riuscito della saga (o ciclo, che dir si voglia). Nata, come, in fondo, Salvo in Il cane di terracotta, "dà il meglio di sè" (nel senso che si vede personaggio completo) nel successivo Il ladro di merendine. E solo in quel romanzo. Poi diventa un personaggio sbiadito - a volte, come nella storia, di cui parlo, solo una gelida voce telefonica - e non è facile seguire la sua evoluzione/involuzione se non si prendono appunti leggendo. E' un personaggio sempre uguale a se stesso: è fortemente innamorata del commissario - anche se, fra loro, l'amore, l'amore vero dico, lascia spazio più ad una marcata intesa sessuale -, ma è anche assai gelosa (forse da quando, in una camera d'ospedale, dove il fidanzato giaceva ferito, in Il cane di terracotta, ha conosciuto la sua potenziale rivale Ingrid), e ben a ragione; ha un impegnativo lavoro d'impiegata (ma dove?) e ne è ligia. Tutto qui. Questo personaggio non ha una storia, non ha, come si dice, un "background", non ha un retroterra. Di lei, insomma, non sappiamo altro che è la fidanzata di Montalbano. Esattamente come Minni è la fidanzata di Topolino, Paperina quella di Paperino, Olivia quella di Braccio di Ferro ecc. Non è veramente un personaggio a tutto tondo.
E' lecito, dunque, pensare che il vero dubbio sia quello di Camilleri su questo suo personaggio? Lo vuole pian piano cancellare dalla vita del suo eroe? Sa bene che, realisticamente parlando, è un po' scialbo? E', naturalmente, possibile che l'Autore l'abbia voluto così per avere tante possibilità con il commissario e, d'altronde, i fans del compatriota di Pirandello (nota bene!) devono tenersi in corpo queste domande, poiché è difficile che uno che, a quanto sembra, se la fa più con la macchina da scrivere che con il computer, possa "incontrare" un piccolo blog come questo.
Ma torniamo a Montalbano.
L'ndagine in questione sarebbe da giudicare con un buon punto interrogativo seguito da esclamativo. Si può, infatti, genericamente (ma molto genericamente!) affermare che il romanzo - si badi bene, il romanzo non l'indagine - è gradevole da leggere e, a tratti, esilarante. L'indagine un po' meno. Chi scrive, infatti, nutre fortissimi dubbi che riesca a reggersi dal punto di vista logico.
Jean-Pierre David, alias Emile* Lennac, la vittima di turno, è implicato in un commercio illegale di diamanti provenienti da Paesi africani in guerra non legati al Kimberley Process, ma non si sa per quale specifico motivo è stato ucciso. Il commissario di Polizia Roberta Rollo, legata all'ONU, conduce l'indagine per mezzo di Ahmed Chaikri, un tunisino imbarcato sullo yacht Vanna, battente bandiera panamense, di proprietà di Livia Giovannini, al centro di tutto il traffico. Il commissario Rollo è, poi, legato ai Carabinieri e non al suo corpo di appartenenza, il quale è interpellato solo perché i trafficanti si trovano a Vigata e lì lavora un commissario in gamba, Salvo Montalbano appunto, il quale, in realtà, in questa occasione, mostra tutt'altri interessi rispetto a quelli che dovrebbero essere i suoi.
E, poi, c'è la questione della vecchiaia. E' tipico degli ultimi romanzi - a partire da Il giro di boa - che il commissario viene appesantito da questo pensiero. Quest'idea fissa, però, da sola, non porta da nessuna parte. Un uomo appesantito dall'idea ricorrente della vecchiaia, o, comunque, dell'età che avanza, dovrebbe pensare ad una sistemazione concreta e, se fidanzato, a sposarsi, magari ad avere figli. La realtà di una famiglia Montalbano, invece, è presente solo nel cervello del capo di gabinetto del questore, Lattes. Della vecchiaia il commissario ha solo l'idea greve della morte e nella fantasia - e negli incubi notturni - soltanto un funerale al quale non interviene neppure Livia (sì, ancora lei!). Questo eterno fidanzato, infatti, sembra mettere fra sé e Livia quanto più spazio possibile (cordialmente ricambiato, del resto) e, se in L'età del dubbio sobbalza ogni volta che Mimì fa il nome di quell'altra Livia (la Giovannini)**, è solo perché è consapevole che sta tradendo, almeno con il pensiero, e in maniera spudorata, la "sua" Livia.
Tutto ciò, dunque, fa di L'età del dubbio un romanzo anomalo. L'eroe positivo, il commissario, che non è mai stato - a partire da La forma dell'acqua, dove era quasi inesistente come uomo - un detective hard boiled***, acquista qualche sfaccettatura in più dal punto di vista "canagliesco" fino a perdere le tracce del detective (infatti, la consueta ricostruzione finale sarà fatta per larga misura dalla Rollo). E' sintomatico che, in uno degli ultimi capitoli, si rammaricherà di essere un buon poliziotto, ma di non valere niente come uomo, dove uomo sta, presumibilmente, per "maschio", perché non stato capace di rompere quegli scrupoli morali costruiti e impostigli da Laura, che pure ci ha provato.
Montalbano, in realtà, è veramente un uomo alle soglie della vecchiaia. Se, infatti, è riuscito a ricostruire la vicenda e a capire che gli equipaggi delle due imbarcazioni (lo yacht Vanna, di proprietà della Giovannini, e il cruiser Asso di cuori del David e dei suoi complici) erano implicati nel caso, perché non ha portato a conclusione da solo tutte le altre connessioni. E' solo perché, per sua stessa ammissione, Camilleri prepara la fine per il suo eroe o è lo stesso Montalbano a non avere più niente da dire e a ripiegarsi su se stesso, rendendosi incapace di lasciarsi guidare, anche nel suo quotidiano, da quella giustizia, di cui dovrebbe portare alta la bandiera?
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* Senza alcun accento - né acuto né grave - sulla prima E, come scrive l'Autore, poiché, come molti sapranno, in francese, le maiuscole non si accentano.

** Mimì Augello, il vice e gran intenditore di belle donne, è stato costretto da un inverosimile Montalbano ruffiano ad adescare la proprietaria del Vanna per cercare di conoscerne meglio i segreti. E Mimì, da buon subordinato, deve fare i suoi rapporti.

*** Si definisce hard boiled (ingl. "duro da cuocere") il tipo di detective cavaliere solitario senza macchia e senza paura, dedito all'indagine, e solo a quella, e che non si lascia deviare da niente e da nessuno. I capostipiti sono Dashiell Hammett (creatore, verso la fine degli anni venti, del detective Sam Spade) e Raymond Chandler, che nei tardi anni trenta fu il "padre" di Philip Marlowe. I romanzi, dove agisce il detective hard boiled sono caratterizzati da violenza e sesso.

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