domenica 17 marzo 2013

I mass media di Papa Francesco.


Il discorso di Papa Francesco ai giornalisti accreditati in Vaticano per il Conclave (http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/testo-aula-Paolo-VI.aspxhttp://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/testo-aula-Paolo-VI.aspx) e i giorni successivi, pur nella sua linearità e semplicità (stile al quale il nuovo Pontefice ci ha ormai abituato), contiene qualcosa di nuovo che dovrebbe far riflettere non solo gli operatori dei media, ma anche tutti coloro che sono impegnati nel mondo della comunicazione e dell’arte. Certamente non è la prima volta che un Pontefice parla del tema, ma credo che Papa Francesco lo abbia fatto, avendo presente una prospettiva diversa.


Sentiamo Sua Santità nel passaggio finale del discorso:

Il vostro lavoro necessita di studio, di sensibilità, di esperienza, come tante altre professioni, ma comporta una particolare attenzione nei confronti della verità, della bontà e della bellezza; e questo ci rende particolarmente vicini, perché la Chiesa esiste per comunicare la Verità, la Bontà e la Bellezza “in persona”. Dovrebbe apparire chiaramente che siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi, ma questa triade esistenziale che conformano verità, bontà e bellezza.

Che il giornalismo e le comunicazioni sociali debbano aver presente come bussola la verità è un dato di fatto scontato (e Dio solo sa quanto abbiamo bisogno di verità in un mondo dove spesso sembra che i potenti di turno facciano a gara a chi la nasconda meglio!). Quello che è meno scontato sono la bontà e la bellezza. Che cosa possono c’entrare queste due categorie con una professione che, troppo spesso, “si sporca le mani” nella cattiveria e nelle brutture del mondo? Mi piace citare una frase della lettera che il Beato Giovanni Paolo II scrisse agli artisti nel 1999: « Persino quando scruta le profondità più oscure dell'anima o gli aspetti più sconvolgenti del male, l'artista si fa in qualche modo voce dell'universale attesa di redenzione.» Il lavoro del giornalista, dunque, per Papa Francesco, credo debba avere la stessa finalità del lavoro dell’artista: verità, bontà e bellezza come comunicazione di Colui che è la Verità, la Bontà e la Bellezza “in persona”, ma anche quell’intima verità, bontà e bellezza che è dell’uomo (e per l’uomo) e di tutto ciò che lo circonda, dalle cose create a quanto lui stesso ha prodotto e a tutti gli eventi, belli e brutti, che coinvolgono lui e il suo ambiente, la società a partire dalla sua prima cellula che è la famiglia, l’organizzazione del mondo ecc. Tutto questo non deve essere fine a se stesso, ma deve oltrepassarlo, trascenderlo. L’umanità intera “cammina verso l’incontro con Gesù Cristo” (per riprendere un’altra espressione del Santo Padre) che lo vogliamo o no. Non può e non deve smarrire la meta e l’unica bussola è quella della Chiesa, una Chiesa certamente “istituzione umana, storica, con tutto quello che comporta, [che] non ha una natura politica, ma essenzialmente spirituale”, una Chiesa, dunque – sembra dire il Pontefice – che può sembrare sbandare, smarrire la strada per qualche breve attimo, ma che ha la certezza di non poter perdere la sua meta finale perché, al di là degli uomini e degli eventi, c’è sempre Cristo a guidarla. Tutto il resto è, quindi, mistificazione e calunnia. Anche quando gli si dà parvenza di vero (non di verità, evidentemente, perché in questa che potremmo chiamare verosimiglianza non c’è uno status oggettivo).
Un monito, dunque, affinché non si perda mai di vista la vera essenza dell’umanità e di quanto essa ha prodotto e produce. Verità, bontà e bellezza perché Verità, Bontà e Bellezza è Colui che ci ha fatti, ci ama e ci vuole con Sé.
Questa stessa funzione credo possa essere attribuita anche a tutti gli altri “artisti della penna”. Anche la letteratura, infatti, è conoscenza della Verità e anche nella letteratura la Verità, la Bontà e la Bellezza sono la meta finale del cammino, meta dalla quale, anche in questo caso, si può facilmente deviare.

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