domenica 7 agosto 2016

A Messa con gli Islamici (?!)



Ho scritto queste considerazioni all’indomani della manifestazione, che ha visto, il 31 luglio, insieme, durante la S. Messa domenicale, la presenza di fedeli dell’Islam per offrire ai cattolici un gesto di pace in seguito all’uccisione del sacerdote francese Padre Jacques Hamel. Il tempo trascorso da quel giorno, dovuto a motivi personali, mi ha distolto dal pubblicarlo. La lettura di un articolo de La Nuova Bussola Quotidiana (questo) mi ha fatto capire che “il problema” è ancora di attualità e, quindi, mi ha indotto a riprenderlo.


Così, a pelle, sabato 30 luglio, venendo a conoscenza della strana idea avanzata dai gruppi musulmani di Francia – e subito seguita in Italia, con il plauso della CEI (non voglio essere frainteso: espongo solo dei fatti) – della partecipazione, appunto, di fedeli musulmani alle SS. Messe del giorno successivo, per offrire ai cattolici un messaggio di solidarietà, vicinanza e pace per il barbaro assassinio di Padre Jacques Hamel a Rouen, sono caduto dalle nuvole, anzi sono rimasto veramente di stucco (o, come si dice oggi, basito, che dovrebbe essere più forte del semplice “rimanere di stucco”). Mi pareva una cosa veramente fuori luogo: usare la Chiesa nel suo momento più alto per una manifestazione ecumenica? Non lo vedevo opportuno. Fra me e me, pensavo ai momenti ecumenici veramente grandiosi voluti ad Assisi da San Giovanni Paolo II prima e da Benedetto XVI successivamente e rivedevo nella mia mente i particolari di quegli incontri, cioè come con il Papa polacco l’incontro avvenne all’esterno del Luogo sacro e la preghiera aveva, a quello che ricordo, accenti universali e condivisibili da tutte le fedi. Mi è venuto in mente come il Successore, da teologo par suo, operò le distinzioni e i rappresentanti delle varie fedi ebbero, a particolare uso, un luogo specifico del Sacro Convento e come la Chiesa fu riservata ai soli cristiani.
Naturalmente, la celebrazione e l’intento di ciò che sarebbe avvenuto domenica 31 luglio sarebbero stati assai diversi. E qui permettetemi una tirata polemica: assai diversi perché, certamente, è diverso (ma mica, poi, tanto!) il tempo storico, ma, soprattutto, assai diversi perché, nei giorni che stiamo vivendo, stiamo assistendo a qualcosa di assai diverso, di cui i più (e, fino a poco tempo fa, anche il sottoscritto) fanno fatica ad accorgersi e che non sappiamo, o non vogliamo, ammettere, che, cioè, «le magnifiche sorti e progressive» (per citare il Leopardi de “La Ginestra”, bellissimo testo poetico, che abbiamo inconsapevolmente fatto manifesto del nostro decadente Occidente) del multiculturalismo e delle società multietniche sono miseramente fallite e che i nostri capi – ahimè, in parte, anche religiosi! – si accingono a dare il colpo di grazia a quello che, per un paio di millenni, è stato un bel sogno, il bel sogno di quelli che oggi paiono un pugno di illusi, capeggiati da Uno più illuso di loro che, per realizzarlo, si è fatto uccidere su una croce, cioè nel modo più ignominioso e crudele che il sistema penale universale abbia potuto inventare. Società multietnica e multirazziale, infatti, significava PARITÀ fra le parti e non assoggettamento di una alle altre e, soprattutto, rispetto reciproco. Oggi stiamo assistendo allo sfaldamento di tutto questo ad opera di una parte, che rischia di divenire (perdonatemi un aggettivo brutto, ma, credo, efficace) cancerosa per la nostra civiltà. E non è solo ad opera del cosiddetto “Stato Islamico” (IS, o ISIS). Ormai è acclarato che quelli sono delinquenti assassini, ma è pensabile che la colpa sia proprio di coloro che abbiamo in casa.
Come molti, da un certo punto di vista, sono convinto anch’io che l’Islam non sia tutto uguale (d’altra parte, nemmeno il Cristianesimo è tutto uguale, se pensiamo al variegato mondo delle confessioni protestanti) e che esistano delle frange più estremiste e altre più moderate, ma il problema è: che cosa credono questi moderati? Come leggono quel Corano, che hanno in comune con gli estremisti e, persino, con i radicali e criminali dell’ISIS? Che cosa intendono quando leggono quei versetti, che indiscutibilmente comandano la persecuzione e/o l’uccisione dell’infedele (del miscredente)? Non ce l’hanno spiegato. Nei vari talk show di destra o di sinistra, l’imam di turno si limita a dire che non è vero che il Corano è violento e che l’Islam è “pace”, ma mai ci spiega quale sia il senso di questa "pace" (visto che la suddetta parola "islam" significa anche "sottomissione") e che cosa davvero vogliano dire quei versetti. Fino a che punto, dunque, possiamo ritenerli moderati?
Ma, su questo argomento, credo che basti. Ritorno all’evento di domenica 31 luglio.
In molte chiese e in molti paesi, da Nord a Sud (anche a Bari), c’è stata partecipazione alla manifestazione (in realtà, non riesco a chiamarla in altro modo), ma le cifre non reggono il confronto con il numero dei musulmani presenti in Italia fra immigrati e italiani convertiti a quella religione (25.000 presenze in tutto a fronte di un totale di 1.500.000 di musulmani). E c’era da immaginarlo, poiché persino un bambino di media intelligenza dovrebbe essere in grado di capire che convincere una persona veramente credente a essere presente all’azione cultuale di un’altra religione proprio facile non è. Il problema, però, è un altro, anzi sono due: innanzi tutto, pare che, nelle chiese dove erano presenti fedeli musulmani, i presenti alla S. Messa di quell’ora erano in numero minore e hanno assistito alla celebrazione con atteggiamento guardingo (quindi, la celebrazione stessa è stata vissuta con paura – “e te credo!” – direbbero a Roma. Con la prospettiva reale di saltare in aria…). Secondariamente, ci si potrebbe chiedere: come sono stati percepiti da quei musulmani i vari momenti della Messa? Perché, anche se è chiaro che chi non crede ad un dato modo di pensare (non solo in materia religiosa, ma anche politica e, finanche, nelle scelte della vita quotidiana), ti guarda sempre in modo beffardo nelle tue manifestazioni, però un conto è il beffardo di chi ti dice, per esempio, “Ma guarda che scemo a credere a queste fandonie!” Che già sarebbe grave in un contesto come questo di cui nell'articolo. Un altro conto è il concepimento del pensiero che, un giorno o l’altro, sarebbe giusto vedere, in un'occasione come quella, scorrere del sangue (e non è un pensiero esagerato e xenofobo se è vero, come ha riferito Magdi C. Allam alla trasmissione “Dalla vostra parte” di Rete 4, lunedì 1 agosto, che proprio nella Cattedrale di Bari è stato permesso all’imam della città, Sharif Lorenzini, la recita (in arabo, ovviamente!) della Sura 1 del Corano (L’Aprente), in cui si chiede ad Allah di guidare il credente sulla retta via, cioè la via «di coloro che hai colmato di grazia [secondo molti esegeti, i musulmani, i veri credenti, e, soprattutto, i martiri (è lecito, dunque, chiedersi “quali martiri? Quelli del jihad?"); n. d .r.], non di coloro che nella ira [gli Ebrei; n. d. r.], né degli sviati [i Cristiani].» E questo da un imam italiano convertito).
In quest’ultimo caso, davvero può aver ragione chi va dicendo che, per proclamare la sharia (la legge coranica) e poterci sgozzare liberamente e impunemente, non aspettano altro che essere soprannumerari rispetto a noi?
Senza contare, poi, che da qualche parte si è anche esagerato, (Ventimiglia, dove, al momento della Comunione, sono stati distribuiti – pare in segno di pace – dei pezzi di pane anche ai musulmani), facendo teatro persino del Santissimo Corpo del Signore.
Non sarebbe il caso, piuttosto, di celebrare SS. Messe in suffragio del povero Padre Jacques e in riparazione di eventuali sacrilegi?

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