sabato 22 agosto 2009

L'incidente. (5)

***

Era proprio questa la domanda che lo aveva condotto là. Aveva convocato anche gli agenti della Polstrada che si erano occupati dei primi rilevamenti, il comandante dei Vigili del Fuoco, il dottor
Corti, autore dell’autopsia, alcuni membri della Scientifica e il questore Lo Buono. Servendosi della propria auto e di un manichino, gli esperti ricostruirono la probabile dinamica del delitto. Tutto combaciava con l’ipotesi di Loiacono.
- Bene! – esclamò. – Adesso, però, bisogna trovare l’arma del delitto.
- Che dovremmo cercare? – domandò il responsabile della Scientifica.
- Un cric portatile? – domandò Loiacono al dottor Corti.
Il medico rifletté alquanto, poi rispose:
- Può essere!
Dopo accurate ricerche, tra l'erba alta del ciglio stradale, infossato sotto un leggero strato di terreno, gli agenti rinvenirono il famigerato cric. L'esame del DNA di alcune macchie di sangue dimostrò che l'attrezzo era servito a sfondare il cranio della donna. Questa scoperta, insieme alla traduzione della dedica nel dizionario, diede la certezza della colpevolezza dei due immigrati. Ma adesso bisognava incastrarli. E con l'aiuto del gestore della pompa di benzina dove lavorava Ibrahim, il commissario avrebbe preparato una trappola.
Il giorno seguente, come convenuto, De Simone sistemò il piccolo dizionario sul cruscotto dell'auto e si avvicinò alla pompa con l'aria di voler fare il pieno. Entrambi i poliziotti si finsero sorpresi di vedere in quel luogo anche il giovane palestinese.
Quando Ibrahim riconobbe nel cliente la persona del commissario Loiacono, cercò di prendere tempo per far eseguire quell'incarico al gestore, ma poiché quest'ultimo gli comandò espressamente di servirlo, cercò di sbrigarsi come meglio poteva.
- Oh, lavora anche, lei! - esclamò il commissario.
Ibrahim sorrise.
- Bisogna pur fare qualcosa, se si vuol campare...
- Bravo! - interloquì De Simone. - Bada, però, ad essere sempre in regola con la legge!
Il volto del giovane ridivenne serio.
In quel momento, si avvicinò all'auto anche il gestore. De Simone continuò:
- Ci è stato detto, per esempio, che qui sono spariti una tanica di benzina e un piccolo cric...
- Ne abbiamo già parlato io e il padrone. - si schermì il giovane. - Non ne so niente!
- Ehi! - lo interruppe il gestore, indicandogli il dizionarietto. - Quello non è il tuo vocabolario?
- Quale vocabolario? - ribatté il giovane, impallidendo.
- È tuo? - insisté il commissario. - E perché l'altro giorno mi hai detto che non lo era?
- Non è mio! - ripeté il giovane risoluto, ma senza la calma di prima. - Io ne avevo uno come quello, ma l'ho regalato.
- L'hai regalato? - esclamò il gestore. - Mi hai rotto l'anima per l'intera giornata, quando l'hai perduto!
Loiacono invitò il giovane a leggere le righe in lingua araba. Ibrahim, con il viso rosso per la vergogna di essere stato scoperto e la testa bassa, aprì il volume e tradusse:

A Ibrahim Kassam con affetto fraterno
Fatima Medina.

Era sufficiente. Il giovane fu arrestato per omicidio premeditato e portato in questura. Qui finì con l'ammettere tutto. L'omicidio era stato ideato e portato a termine da entrambi i Palestinesi. Fatima non c'entrava. La faccenda era andata così: la polemica sul chador aveva mobilitato l'intera scuola. Un gruppo abbastanza numeroso di studenti aveva inoltrato al Consiglio d'istituto una richiesta formale per permettere alla ragazza di portarlo. La petizione, però, non era stata presa in considerazione, anzi alcuni professori - e la Valle in modo particolare - si erano maggiormente inaspriti. Fatima si era ridotta sull'orlo dell'esaurimento e spesso si lamentava della cosa con i suoi amici Ibrahim e Mohammed fino alle lacrime. Ibrahim aveva cercato dapprima di mobilitare i suoi amici del Comitato Studentesco per organizzare una protesta collettiva. In seguito però, non avendo ottenuto alcun risultato e vedendo che la ragazza cominciava a deperire anche fisicamente, aveva deciso di dare un segnale forte a tutto l'istituto. Si era confrontato con Mohammed e, insieme, avevano progettato l'assassinio.
Mohammed aveva sostituito le sigarette della vittima con un pacchetto drogato e Ibrahim aveva preso dalla stazione di servizio il cric e la tanica di benzina, che sarebbe servita per bruciare l'auto con il corpo. Avevano, poi, calcolato i tempi perché la droga facesse il suo effetto e avevano nascosto dietro un cespuglio la tanica. Il giorno convenuto per il delitto, avevano fatto in modo di ottenere un passaggio in macchina fino al punto stabilito della Statale. Non appena l'oppio aveva cominciato ad annebbiare la mente della donna e l'auto a sbandare, Ibrahim aveva afferrato il cric che teneva nascosto sotto il cappotto, colpendo Laura alla testa.
Dopo essersi accertati della sua morte, quindi, avevano montato la scena dell'incidente. Spinta l'auto contro il guard-rail e cosparsala di benzina, le avevano dato fuoco. Compiuta l'operazione, si erano dati alla fuga, senza accorgersi che Ibrahim aveva perso il dizionario, quello stesso dizionario che avrebbe messo il commissario sulle loro tracce.
Dopo aver raccolto la confessione, Loiacono fece portar via il giovane.
ccompagnato da De Simone e da altri due agenti, si diresse all'abitazione di Mohammed. Qui trovò anche Fatima. I due ragazzi erano seduti e conversavano. Fatima strinse la destra dell'amico fra le sue mani, un gesto, che non sfuggì al commissario.
- Il tuo amico Ibrahim Kassam ha confessato. Sei in arresto per complicità nell'omicidio della professoressa Valle!
Il giovane si alzò, lo fissò per qualche istante, poi, indicandogli Fatima con un breve cenno della mano:
- Lei non c'entra!
- Lo so! - annuì il commissario. - Ma dovrà venire ugualmente con noi. L'accusa è di favoreggiamento. Vi ha protetto con il suo silenzio.
- È vero! - ammise la ragazza. - Io ho saputo tutto fin dall'inizio. E lei, come l'ha scoperto?
Loiacono rispose di aver notato la stretta di mano all’amico.
- Incredibile! - osservò la ragazza. – Adesso, anche l'affetto può tradire.
- E' così! - concordò il commissario triste, mentre gli agenti portavano via i due - Anche l'affetto può tradire. È strano, ma credo che, in fondo, sia una fortuna!
De Simone lo guardò stupito.
- Sì, caro De Simone! - continuò. - È una fortuna che la parte migliore di noi, quella in cui albergano i buoni sentimenti, l'amicizia, l'amore... sia sempre pronta a calpestare quello che di negativo ci custodiamo dentro. C'è ancora una possibilità per il genere umano e noi cercheremo di sfruttarla.
- L'agente annuì.
- Ma fino a quando?
La domanda non trovò risposta. Si perse nel buio di quella fredda serata invernale.

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