martedì 15 luglio 2008

Chi ha ucciso Babbo Natale? (5)

Epilogo

La Rinaldi aveva parlato. Le manette erano scattate ai polsi di Claudio Mola, ideatore ed esecutore materiale dell'omicidio, incriminato anche per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, della stessa Rinaldi e di alcuni loro amici, colpevoli, variamente, di complicità o di favoreggiamento. I fatti erano andati così: due sere prima del delitto, Rosina e il Mola erano ritornati da un viaggio a Parigi, dove si erano divertiti e avevano fatto degli "affari".Claudio aveva comprato alla sua donna una favolosa collana di diamanti e una pelliccia di visone. In Italia, avevano deciso di espatriare e di dedicarsi alla bella vita. Il Mola aveva fatto preparare dei documenti falsi per Rosina, facendosi pagare cinquemila euro (precisamente, i cinquemila, che la donna aveva chiesto al Guida). Un amico, in seguito, l'aveva informato che i loro "colleghi" albanesi erano stati arrestati: l'aveva letto su "La Gazzetta del Mezzogiorno" e, per conferma che diceva la verità, gli aveva dato il famoso ritaglio con la notizia.

Il Mola, preso dal panico, aveva messo in una borsa da viaggio, il denaro, insieme col ritaglio di giornale e ai documenti di Rosina e aveva dato il tutto alla donna, sostenendo che reputava meglio che l'avesse lei. La Polizia avrebbe potuto trovare più facilmente la borsa in casa di un pregiudicato piuttosto che in quella di un vecchio portalettere in pensione. Egli, che era stato arrestato sempre e solo per contrabbando di sigarette e piccoli furti, non avrebbe voluto finire in carcere per traffico di droga.

- Ci andrà, invece, con imputazioni più gravi! - aveva dichiarato Gregorio.

- Della morte di Natale io non ho colpa! - aveva esclamato Rosina piangendo. - Io volevo bene a quel poveretto. L'omicidio l'ha commesso tutto da solo, io non ne sapevo niente. Una sera, il vecchio mi rivelò di aver scoperto tutto e mi propose di denunciarli. Io amavo Claudio e non volevo che finisse in carcere. Avevo anche paura. Mentre Natale mi parlava, venne a prendermi Claudio e, prima che bussasse alla porta, aveva udito ogni parola del vecchio. Mi chiamò e io uscii. Mi prese per un braccio e mi domandò se, per caso, il vecchio avesse in mente qualcosa. Io sorrisi e lo rassicurai: non sarebbe successo niente che io non avessi saputo. Ci recammo al Bar del Lungomare a far festa. Dopo qualche minuto che eravamo lì, Claudio si allontanò. Non mi disse dove andava. Lo vidi ritornare dopo un paio d'ore. Era turbato e aveva con sé la borsa con i soldi. Gli domandai da dove veniva. Mi rispose che aveva ucciso il vecchio. Litigammo. Non riuscivo a capire perché l'avesse fatto. Perché un uomo come lui aveva avuto paura di un vecchio più inoffensivo di un bambino? Dopo avergli detto quello che pensavo di lui, scappai fuori. Claudio, intanto, si stava mettendo d'accordo con gli amici sulle precauzioni da prendere nel caso che la Polizia fosse arrivata a loro. Capii che mi conveniva tacere e attendere lo sviluppo degli eventi…

- E perché si è resa complice in quel modo? Perché non ha cercato di parlare con noi? - aveva domandato De Simone.

Rosina aveva risposto piangendo:

- Perché amavo Claudio e perché sono una vigliacca! E, poi, c'erano i suoi amici…

- Già! - aveva esclamato l'agente. - Begli amici! Al momento buono, si sono defilati tutti!

- Se non fosse stato per loro, avremmo avuto un alibi perfetto! - aveva sbottato Claudio.

- Mica tanto! - lo aveva contraddetto l'agente, mostrandogli la banconota da cento. - C'era questa che, in un certo senso, vi ha tradito fin dall'inizio.

L'assassino era rimasto senza parole. Il commissario fece un cenno ad un agente di condurli via.

Rimasti soli, De Simone prese il cappotto dall'attaccapanni ed esclamò:

- E anche questa è fatta!

Spenta l'ennesima sigaretta, il commissario, dopo aver spento anche la luce, mormorò:

- Già, anche questa è fatta! Ma quante Rosina dovranno piangere e subire e quanti "Babbo Natale" dovranno ancora soccombere prima che il mondo possa camminare sui binari rettilinei del diritto e della moralità? Quanto sangue dovrà scorrere ancora prima che non si dovesse più dire: anche questa è fatta?

A questa considerazione deglutì amaro. Non riusciva ad assaporare la vittoria della sua intelligenza. Sentiva che, a conti fatti, forse, quell'Umanità ferita, l'aveva sconfitto. La sua intelligenza era stata colta alla sprovvista da un miserabile e banale caso di vigliaccheria e paura.

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