domenica 13 luglio 2014

Famiglia ed educazione oggi



« Gentile sostenitore,
un importante segnale è finalmente arrivato dal Consiglio dei Diritti umani dell’ONU!
Martedì 25 giugno è infatti stata approvata una risoluzione sulla protezione della FAMIGLIA!!
Per questo motivo desidero condividere con Lei e con tutti i sostenitori di SOS Ragazzi questa bella che ribadisce, per la prima volta da molti anni a questa parte, la centralità e il ruolo fondamentale della famiglia all’interno della società.
In particolare il Consiglio dei Diritti umani dell’ONU ha affermato che:
“spetta alla famiglia in primo luogo allevare e proteggere i bambini e che essi, per poter raggiungere una completa e armoniosa maturazione della loro personalità, devono crescere in un quadro familiare e in un’atmosfera di felicità, amore e comprensione; la famiglia, unità fondamentale della società e ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei bambini, deve ricevere la protezione e l’assistenza di cui ha bisogno per poter assumere in pieno il suo ruolo nella comunità; la famiglia è l’elemento naturale e fondamentale della società e che essa ha diritto alla protezione della società e dello Stato”
Purtroppo una nota di rimprovero dobbiamo rilevarla; infatti tra le 14 nazioni che hanno rigettato questa risoluzione con un voto sfavorevole figura anche Italia, insieme ad altri stati occidentali.
Cercheremo quanto prima di chiedere conto di questo voto contrario ai nostri rappresentanti all’ONU e insieme continueremo a operare per la tutela della famiglia nel nostro Paese. »


Il ringraziamento dei promotori di una petizione cui ho partecipato, di cui non ricordavo e che non ricordo neppure se ho condiviso fra i miei contatti. Che ne pensate?
La risoluzione dell’ONU pone un autorevole punto fermo. La famiglia e l’educazione dei figli sono diritto umano. Dunque, metto da parte un pensiero che ho subito avuto: “famiglia” (absolute), con l’aria che tira, è riduttivo. Bisognava accennare esplicitamente alla famiglia eterosessuale (poiché, è chiaro, solo da essa nascono bambini in modo naturale), ma credo – proprio in grazia del principio enunciato fra parentesi – di poter dire transeat senza scandalizzare nessuno, poiché il vero problema è un altro. L’ONU – con una risoluzione. Proprio come in occasione dei conflitti armati! – è stata chiamata a riconoscere ciò che di per sé dovrebbe essere evidente: i figli sono frutto di una famiglia e l’educazione DEVE ESSERE esclusivo appannaggio della famiglia, del luogo proprio dove nascono e si sviluppano fisicamente. Non so se andare più in profondità sia lecito, ma a me pare che il Consesso dica che tutte le altre agenzie educative dovrebbero essere subordinate e secondarie alla famiglia. Mi pare che, se il documento vuole dire anche questo, ogni ingerenza esterna, presa di per sé, non ha alcuna ragione di essere, se si escluda la famiglia e si prescinda da essa. La scuola, l’associazionismo, gli enti religiosi ecc. non dovrebbero più essere agenzie delegate, ma subordinate all’azione della famiglia? Logica lo vorrebbe. Ma sarà vero? Quelli che sono stati i vari rapporti Estrela o Lunacek, che avrebbero voluto la capillare diffusione, anche tramite la scuola, delle ideologie gender ed omosessualiste e che, pur bocciate in Aula, rimangono tuttora un pericolo latente, avranno la strada sbarrata o, quantomeno, grossi intoppi? Ancora mi sento di rispondere: logica lo vorrebbe! Ma, verrebbe da domandarsi, la famiglia è ancora in grado di essere la prima agenzia educativa? Non è che, dopo anni di deleghe, faticherebbe a riprendersi ciò che è suo? Quanto mi piacerebbe rispondere negativamente! Temo, però, di avere forti dubbi. Il pessimismo non è il mio atteggiamento consueto di fronte alla vita, ma ciò che vedo e sento, anche da chi ti aspetteresti pensieri e posizioni diverse, mi induce, con dolore e tremore, a coltivare qualche dubbio. A partire dagli atteggiamenti quotidiani di genitori che “si sentono ancora giovani” e che, “volendosi divertire”, o sottopongono figli ancora piccolissimi ai loro stressanti divertimenti (e, per carità, ben venga questo! Significa che ritengono che i loro “cuccioli” – come li chiamano assai spesso – sono parte di questi divertimenti) o li parcheggiano dai nonni (cosa di per sé bellissima per i bambini e per i nonni stessi, cosa che può anche aumentare il senso della famiglia e dei suoi valori nei piccoli, ma che potrebbe, a mio parere, essere solo un modo per tappare dei buchi e per sollevarsi da precise responsabilità), nonni che possono essere migliori di essi genitori, ma che, in ogni caso, non sono i genitori o, che è il peggio, li affidano a baby sitter estranee che, pur con tutta la loro buona volontà, tendono più a viziarli che ad educarli, fino ad arrivare a famiglie che si sfasciano nell’indifferenza, se non con il plauso, dei genitori e dei parenti più stretti che, da persone vicine alla famiglia in crisi, dovrebbero tentare di riunire più che aiutare a dividere. Situazione che vede i figli essere destinatari di messaggi che descrivono uno dei genitori come “il buono” e l’altro come “il cattivo” e togliendo, di fatto, a quest’ultimo la genitorialità e il diritto/dovere di educare. Tutte situazioni che hanno fortemente menomato la capacità educativa della famiglia.
Da cristiano, dunque, direi, citando la Familiaris consortio di S. Giovanni Paolo II, «Famiglia, diventa ciò che sei», per dare – e darmi – una speranza, ma so bene che noi poveri mortali che ci arrabattiamo tutti i giorni in mezzo a tante cose (e tutte di infimo livello) abbiamo bisogno di concretezza… Come devo fare? Cosa posso fare? (“Maestro buono, cosa devo fare per avere la vita eterna?” domandava al Salvatore il giovane ricco; “Chi è il mio prossimo?” chiedeva lo scriba che voleva conoscere il primo e più grande dei Comandamenti). E, d’altra parte, so che potrebbero leggermi non cristiani, atei o, finanche, persone cui potrebbe venire il “mal di pancia” a sentir parlare di religione. La risposta non è semplice, perché esige unità e comprensione fra le parti (nella famiglia soprattutto, ma anche nella nazione e nella vita culturale), comunanza d’intenti e conoscenza degli obiettivi da raggiungere. Riducendo ad unum, credo che i tre propositi si possano aggregare nel solo principio della tensione verso il futuro, il futuro dell’Italia e dell’Europa, il futuro dell’Umanità intera. Puntare sulla famiglia e aiutarla in tutti i modi, dal punto di vista materiale, ma, soprattutto, dal punto di vista sociale e culturale (ricreando i presupposti perché essa si riscopra cellula fondamentale della vita) dovrebbe essere il primo compito che la Politica da una parte e la Cultura dall’altra dovrebbe sobbarcarci.
Intanto, è drammatico pensare che l’Italia, insieme con ben altre 14 nazioni occidentali (quali non è dato sapere) si è chiamata fuori da questa enorme progettazione di futuro. Perché? E facile capirlo. L’egregio dott. Matteo Renzi, capo del nostro rampante governo, che, per alcuni versi apprezzo (pochi, in realtà!), si è messo in testa di servire alcune lobbies e, fra queste, quella di chi vuole “famiglie alternative” a quella fondata sul matrimonio fra uomo e donna, l’unica legittimata all’allevamento della prole. È, quindi, chiaro che la firma della risoluzione dell’ONU avrebbe bloccato tutto questo e, a settembre, chi si aspetta di poter vedere finalmente coronato il suo sogno d’amore sbagliato, chi si aspetta di poter adottare (ed educare!) figli altrui comprati con denaro, chi si aspetta di poter tappare la bocca a chi cerca di far emergere l’evidente ipocrisia insita in tutto questo rimarrà a bocca asciutta e la nostra povera Italia non potrà sedere finalmente nel consesso delle nazioni civili!!!

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